Openspeleo - Grotta della Monaca

Insertion date 2012-04-17 15:59:38 Date updated 2012-04-26 15:59:49 Name Grotta della Monaca
State Italy District 276 City mazara del vallo Address Piazza Macello Period of construction anteriore al 1945 Length amount 270 Unevenness 8 Longitude 12°35'51.30''E Latitude 37°39'34.13''N Datum WGS84 Altitude 12 Cartography I.G.M. 1:25.000 Groups Gruppo Speleologico "le talpe" Mazara
Geology La grotta, artificiale, si sviluppa all'interno di un banco di Calcarenite, compatto con totale assenza di fossili. La stratigrafia è con strati inclinati di 25° direzione SE-NW, con stratificazione evidente ed usata principalmente per il distacco orizzontale dei conci di tufo usati sia per la costruzione che per intagli in opere di restauro di antiche costruzioni. Route of access All'interno di una grossa cava in superficie ora utilizzata per giardini e successiva agli scavi orizzontali, da cui si accede con corda doppia e su verticale di circa 4 mt, si arriva all'imboccatura della grotta; apertura apparentemente insignificante nel cui interno si aprono innumerevoli sale a gradoni da cui venivano estratti i conci di tufo. Description La galleria si estende orizzontalmente ma a vari livelli verticali a forma planimetrica circolare che, se non opportunamente equipaggiati di bussole, ci si ritrova a girare sempre attorno senza poter identificare l'uscita.
Da qui il nome dato alla grotta, di cui si racconta che, durante la 2° guerra mondiale, una suora si sia perduta all'interno della grotta stessa.
A corridoi orizzontali, si susseguono sale perfettamente squadrate anche di 12 mt x 6 mt, a gradoni con salti da 2 a 4 mt circa utilizzate per la estrazione dei conci di tufo, con attrezzature di taglio manuali verticali, distacco dei blocchi con cunei nella direzione degli strati (disegni) e successive squadrature 40 x 30 x 50 cm.
History La galleria si estende orizzontalmente ma a vari livelli verticali a forma planimetrica circolare che, se non opportunamente equipaggiati di bussole, ci si ritrova a girare sempre attorno senza poter identificare l'uscita.
Da qui il nome dato alla grotta, di cui si racconta che, durante la 2° guerra mondiale, una suora si sia perduta all'interno della grotta stessa.
A corridoi orizzontali, si susseguono sale perfettamente squadrate anche di 12 mt x 6 mt, a gradoni con salti da 2 a 4 mt circa utilizzate per la estrazione dei conci di tufo, con attrezzature di taglio manuali verticali, distacco dei blocchi con cunei nella direzione degli strati (disegni) e successive squadrature 40 x 30 x 50 cm.
Il metodo di estrazione era semplice: data l'inclinazione degli strati, si procedeva con la distruzione della parte bassa con attrezzi appropriati e rendendo omogenea la parte alta in direzione degli strati; in seguito, misurata la lunghezza del singolo tufo, veniva effettuato un taglio verticale della larghezza di 3 cm e profondo 40 cm ogni 50 cm.
S'infilavano nei cunei allo spessore di 30 cm e si rompeva il blocco che risultava squadrato nei lati e successivamente, portato in superficie, veniva squadrato anche il sesto lato.
La maestria dei cavatori era quello di creare dei conci di tufo quasi tutti della stessa misura. L'utilizzo delle cave orizzontali a galleria era prevalentemente per due motivi: il primo che si lavorava al fresco della grotta e quindi si poteva lavorare durante tutto l'arco dell'anno anche nei periodi invernali; il secondo è che non si distruggevano terreni poiché in superficie si continuava a coltivare il terreno.
Tale pratica fu poi abbandonata con l'avvento delle seghe a scoppio circolari che portavano a termine tagli sia orizzontali sia verticali.
La differenziazione tra i vecchi blocchi scavati a mano ed i nuovi, sta proprio nella direzione degli strati (vedi disegno).
Infatti, le vecchie costruzioni con blocchi manuali nei terremoti del 1968 e 1981, hanno resistito perfettamente alle sollecitazioni sismiche sia orizzontali che verticali rispetto a quelle che utilizzavano conci ricavati con seghe circolari, sia per le dimensione che per la stratificazione.
Le pareti delle vecchie costruzioni erano di 40 cm di spessore contro le pareti delle nuove costruzioni di appena 25 cm; i tetti erano ricavati con il vecchio metodo a ''dammusi'' che, visto d'all'alto, apparivano come in pianta.
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