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Buranco della Cornabuggia

Tipo di cavità: grotta Stato: Italy Provincia: Savona Comune: Toirano Area speleologica: Monte Carmo di Loano Numero catastale: 1765LI Dislivello: -134m

Descrizione:

L'ingresso conosciuto del Buranco della Carnabuggia immette in una breve galleria inclinata, quasi totalmente
riempita da sedimenti e concrezione. Un piccolo passaggio da accesso ad un serie di brevi salti, spesso impostati su fratture, fino a raggiungere, con il pozzo più bello della grotta, la Sala di Base, alla quota di -65 metri dall'ingresso: la grotta inizia qui. Da qui infatti la cavità cambia morfologia, si dipartono le gallerie freatiche e troviamo fenomeni di crollo, talvolta abbastanza imponenti, con interi blocchi di strati scivolati lungo il piano di strato. Superata la zona delle antiche gallerie freatiche, due rami indipendenti scendono in profondità. Il primo è il Ramo del Quadrato, che si ferma a -99,9 metri (!!) su infime gallerie riempite di argille e grossi crolli. Il Ramo della Frana scende fino a -134 metri seguendo gli strati molto vicino al piano di contatto con le rocce impermeabili, che troviamo infatti a formare una delle pareti della Sala della Frana: la scarsa fantasia nella scelta dei toponimi la dice lunga sulle condizioni di stabilità di questa zona del Buranco... Il breve pozzo finale termina su un microscopico meandrino che raccoglie e drena tutta l'acqua che sembra scorrere nella zona di contatto.

La Carnabuggia si trova poco sopra il Buranco di San Pietro (numero di catasto 544 Li/SV).
II posizionamento dei due rilievi, oltre a varie analogie, ha messo in evidenza molti punti in comune fra le due grotte: molto probabilmente il punto di congiunzione è ostruito da colate di concrezione e imponenti frane, ma sembra lecito pensare che le due cavità siano in realtà da considerare la stessa grotta, solo divisa da avvenimenti successivi. Quanto segue riguarda quindi le due grotte nel loro insieme e le quote indicate si riferiscono all'ingresso della Carnabuggia (1765 Li/SV). Da una prima serie di osservazioni dirette e sul rilievo, possiamo dire che la grotta sembra divisa in tre parti: alcuni rami ad andamento quasi verticale, una fascia di gallerie orizzontali e gli approfondimenti sottostanti. Partiamo dalle gallerie orizzontali, comprese fra le quote di -50 e -70 metri dall'ingresso. La grotta è caratterizzata da almeno due livelli di gallerie fossili, ad andamento orizzontale, parzialmente ostruite da riempimenti di argilla, depositi fluviali e concrezioni. La morfologia delle gallerie, con la presenza di lame di roccia, frequenti collegamenti fra piccole gallerie contigue e almeno due esempi di brevi "gallerie verticali" perfettamente rotonde, fa pensare ad uno sviluppo in regime totalmente freatico. Attualmente non esistono più le condizioni per avere un livello di base a quella quota, in quanto l'erosione della valle sottostante ha notevolmente abbassato il livello dei possibili esuttori. Le gallerie, soprattutto nel "lato Carnabuggia" presentano fenomeni di concrezionamento molto intenso, con stalagmiti quasi totalmente nascoste da colate calcitiche. Tutti i rami che si trovano a quote superiori alle gallerie sono pozzi inclinati, in alcuni punti con morfologie "a cascata", che sembrano essere stati percorsi da quantità d'acqua tali da spostare ciottoli arrotondati di dimensioni anche decimetriche, provenienti anche dalla copertura impermeabile. Troviamo inoltre depositi stratificati, di argilla, sabbia e ciottoli dì varie dimensioni, successivamente parzialmente asportati. Questi rami sono tuttora soggetti a stillicidio più o meno intenso in dipendenza dalle condizioni atmosferiche, ossia stanno tuttora svolgendo il loro ruolo di inghiottitoi, più o meno diretti. La terza parte della grotta è rappresentata dagli approfondimenti. Tutti i rami che scendono si fermano alla quota di -100 metri circa, ad esclusione del Pozzo della Frana, che sembra anche rappresentare l'attuale drenaggio idrico della cavità. In questa zona troviamo il contatto con la roccia impermeabile della formazione di M.Pianosa: l'ultima parte della grotta, dalla base del Pozzo della Frana al fondo, ha infatti una parete di calcare e una di roccia scistosa, poco stabile. L'acqua esce dalla zona di contatto fino a raccogliersi lungo l'ultimo pozzo per sparire in uno strettissimo meandrino, orizzontale e con scarse possibilità di prosecuzione. Non sono ancora state fatte colorazioni per scoprire la risorgenza.
Articolo di Patrizia Diani tratto dal bollettino del Gruppo Grotte CAI savona Bollettino n.7-2006 Sezione

Pianta

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