Openspeleo - Grotta Risorgente del Rio Cavinale

Nombre Grotta Risorgente del Rio Cavinale Insertion date 2007-01-01 00:00:00 Date updated 2005-12-20 14:36:05
Tipo de cueva grotta País Italy Provincia 257 Ciudad Brisighella Ubicación Castelnuovo Número de registro ER RA 457 Longitud total 385 Gradiente 35 m Longitud 11° 43' 54.22'' E Latitud 44° 14' 11.70'' N Elevación m 175 m slm Cartografía C.T.R. 1:5000: 239131-Vespignano
Geología Area carsica: VDGRC Ruta de acceso Superato il bivio per la Chiesa di Castelnuovo, si prosegue lungo la strada asfaltata oltrepassando la deviazione per Vespignano e un gruppo di case coloniche. In corrispondenza di uno stretto tornante, sulla sua destra si trova un manufatto dell'acquedotto, partendo dal quale si scende fino al corso d'acqua che, tra massi in frana, sgorga dalla base della rupe. Si risale per una cinquantina di metri e tra la fitta vegetazione si trova l'ingresso della grotta. Description La Grotta Risorgente del Rio Cavinale si apre a q. 143 m s.l.m. alla base dell'alta rupe gessosa rivolta a nord, sopra cui è situata l'antica Pieve di Castelnuovo, all'interno di un bosco su terreno reso impervio dalla presenza di massi di crollo di varie dimensioni, disposti caoticamente, che conferiscono all'insieme un aspetto molto selvaggio.

Anticamente la cavità proseguiva più a valle dell'attuale apertura per qualche altra decina di metri, poi un crollo avvenuto agli inizi degli anni Quaranta, da mettersi probabilmente in relazione con la piena centenaria del Lamone del 1939, ha di fatto cancellato quest'ultimo tratto ed ora il rio scorre, fino al suo punto di affioramento sulle argille, al di sotto dell'evento franoso e del bosco che lo ricopre.

La cavità in questione rappresenta la risorgente di un esteso e complesso sistema carsico che occupa per intero i "Gessi di Rontana e Castelnuovo" e che drena le acque superficiali, a partire dalla fascia nord del Monte di Rontana.

Tale sistema carsico è costituito da un collettore principale diretto SE-NW con uno sviluppo in linea d'aria di circa 1,8 Km, percorribile solo in minima parte, e da tutta una serie di doline e inghiottitoi (Fantini, Garibaldi, Mornig , Peroni…) distribuiti attorno a un allineamento di tipo strutturale, cioè una linea di disgiunzione che testimonia la presenza di un motivo a scaglie di ricoprimento longitudinali (cfr. infra: Inquadramento geologico e scheda idrologica).

Fra le poche descrizioni della risorgente, le prime furono fatte dal Mornig nel 1935 e nel 1957 (ed. 1995); egli ne delineò alcune caratteristiche morfologiche e ne annotò la potenziale pericolosità in base a fenomeni di cedimento accaduti in precedenza.

Il rilevamento geologico all'interno della grotta ha permesso di individuare una famiglia di discontinuità tettoniche compresa in un range di direzioni 210°-230° con inclinazioni 65°-75° e immersione a NW. Tale famiglia di fratturazioni non sembra però aver condizionato se non in alcuni tratti l'impostazione direzionale della cavità, che ha un andamento generale all'incirca ESE - WNW (120°-300°). Una conferma della presenza della famiglia di fratture 210°-230° si ha comunque nella seconda metà della grotta, dove predomina il motivo strutturale avente direzione 230°. In effetti la cavità, sebbene - come appena detto - volga tendenzialmente a WNW, è caratterizzata da frequenti svolte che seguono alternativamente due plessi di fratture o linee di disturbo tettonico incrociatisi fra loro con un angolo di poco superiore a 90°; di esse sono state individuate chiaramente quelle con direzione antiappenninica, mentre quelle appenniniche non risultano chiaramente leggibili perché nascoste dalla presenza di vasti accumuli di massi in frana. Anche all'esterno, nell'area sovrastante la risorgente, sono state rilevate fratturazioni ragruppabili in una famiglia corrispondente o compatibile con quella avente direzione antiappenninica (210° - 230°) riscontrata all'interno della cavità. Per quanto riguarda la stratificazione, all'interno di quest'ultima è stato possibile rilevare valori direzionali compresi in un range 100° - 130° con immersione NNE e inclinazione tra 70° e 85°; i valori esterni sono anch'essi delimitabili in range simili: direzione 115° - 135°, immersione NNE, inclinazione 65 - 80° (Tabanelli, 1998).

Anche la morfologia è condizionata dalla presenza di tali famiglie di fratturazioni: infatti il condotto si sviluppa con una sequenza di gallerie intervallate da alte fenditure sub-verticali con sezione a V rovescia. In alcuni casi, in corrispondenza del vertice, si può osservare la parte relitta dell'intercalazione argilloso-marnosa che separa le bancate selenitiche verticalizzate. Si notano con evidenza anche vari livelli di scorrimento - almeno quattro - che solcano alternativamente la parte inferiore delle pareti di destra e sinistra idrografica, creando caratteristiche cornici longitudinali che indicano i successivi livelli di approfondimento del corso d'acqua canalizzato. Le pareti opposte sono invece interessate da ciclopiche frane, alcune delle quali hanno dato origine a vaste caverne. Una di esse (Sala del Castello) la cui volta, altissima, si innalza fino a giungere in prossimità della superficie, venne ritenuta da Mornig proprio sotto la chiesa di Castelnuovo, mentre ne è in realtà notevolmente disassata. (*)

E' possibile accedere agli ambienti interni tramite un pozzetto (situato proprio alla base della parete gessosa nel punto più lontano da dove si entra nel bosco), profondo circa 4 m che si supera in libera nonostante le pareti siano state rese molto scivolose dal continuo passaggio degli speleologi (qualche difficoltà si incontra soprattutto in risalita). Il pozzetto immette direttamente sul rio sotterraneo, che scorre ad una profondità di m 7 rispetto all'ingresso.

La grotta si sviluppa subito in direzione SE, con un tratto rettilineo lungo circa 12 m a sezione semicircolare, la quale presenta la larghezza massima in prossimità del livello di scorrimento attuale; l'altezza del condotto non è tale da permettere la posizione eretta. L'alveo è ingombro di un riempimento di ciottoli fluitati e la volta del tunnel non presenta profonde incisioni di tipo erosivo.

La cavità svolta poi bruscamente a sud, con una sezione più alta e un alveo nell'ultima parte concrezionato; il fianco sinistro (destra idrografica) di questo tratto è caratterizzato da piccoli massi di crollo frammisti ad argilla di deposito idrico. Ciò preannuncia l'inizio di un salone di crollo che si mantiene in quota rispetto all'alveo e a cui è possibile accedere attraverso un passaggio sul fianco sinistro (punto 8 ril.). Il salone in questione è sovrastato da un largo camino che si eleva per una ventina di metri fino a chiudere a cul de sac. Si procede per qualche metro in risalita sui massi di crollo sentendo sempre il rumore delle acque sottostanti. Nel salone è possibile rilevare la presenza di due grosse fratture verticali con direzione 210° che ne hanno condizionato lo sviluppo.

Giunti nel punto più alto del salone (punto 30 ril.), subito si scende mantenendosi sulla sinistra, attraverso i vari crolli e si raggiunge nuovamente l'alveo ancora in parte interessato da piccoli massi mobilizzati (punto 13 ril.).

In breve si giunge alla cosiddetta "Sala del Castello" (larga circa 10 m), caratterizzata da un grosso masso ricoperto di argilla (punto 16 ril.), scavato alla base e attraversato dal torrente (si tratta di un altro evento franoso, che accompagna il decorso dalla cavità per buona parte).

Dopo qualche metro percorso nel tratto successivo, sulla sinistra si apre una piccola nicchia a cul de sac, ricoperta di fango e di scarso interesse (punto 16 ril.).

La cavità continua con un tratto rettilineo lungo circa 15 m, definito da un fianco sinistro (destra idrografica) liscio ed inclinato di 79° coincidente con la superficie basale di uno strato. Il lato destro presenta invece i tipici motivi erosivi dei livelli di scorrimento (punto18 ril.).

Questo tratto di grotta (altezza media m 4 e larghezza m 3) viene improvvisamente interrotto nella sua continuità da un altro crollo, che ci permette di proseguire solo attraverso un passaggio medio-alto sulla sinistra, situato tra la parete del condotto e il crollo stesso. Si accede a una saletta superiore in leggera risalita e quivi, giunti nel punto più avanzato, subito si ridiscende all'alveo, che qui si allarga in un ambiente circolare del diametro di circa 10 m, caratterizzato dalla presenza, sul lato sinistro, di un consistente deposito sabbioso con i livelli superiori laminati e granulometricamente eterogenei. E' evidente in questa sala una frattura avente direzione 220° e inclinazione 70° con immersione a NW (tratto 20-21 ril.).

Proseguendo, il torrente ha scavato una condotta a sezione triangolare, lunga 10 m con alveo consistentemente concrezionato; il fianco sinistro, liscio, è nuovamente imputabile ad una superficie basale di strato.

Il tunnel si interrompe di fronte ad un crollo che si supera in posizione centrale, fra i vari massi (punto 26 ril.); si procede per pochi metri per ritrovarsi sul torrente che si apre un passaggio molto basso; questo è il punto considerato terminale della Risorgente del rio Cavinale. Chi vuole procedere, lo deve fare strisciando sull'alveo del torrente, parzialmente immerso nell'acqua, e senza la soddisfazione di raggiungere l'Abisso Peroni da cui ci separa soltanto la presenza di un sifone.

A circa 12 metri dall'ingresso (punto 5 ril.), dalla sinistra idrografica confluisce nel ruscello principale un affluente di modesta portata, ma perenne, proveniente da un sifone che, fino all'estate 1995, ne aveva arrestato l'esplorazione. In quella occasione il Gruppo Speleologico Faentino, dopo aver rimosso parte dei sedimenti che ostruivano quasi totalmente il condotto lasciando una luce di non più di 10 cm, ha risalito tale ramo laterale per uno sviluppo complessivo di circa 25-30 m fino ad un nuovo stretto sifone, oltre il quale si intravede una saletta il cui asse è orientato N-S.

Il riempimento occupava i primi quattro metri del cunicolo, largo mediamente 40 cm e diretto E-W (tratto 59-61 ril.) tale riempimento, potente 40-50 cm, presentava la seguente stratigrafia dall'alto al basso:

- livelletto di argilla spesso 6 - 10 cm;

- sottile crostone stalagmitico friabile;

- livello di argille molto compatte, spesso circa 15 cm;

- un secondo crostone stalagmitico, molto duro, di soli 2 cm circa;

- livello di ghiaie imbevute d'acqua con una potenza variabile dai 10 ai 20 cm:entro tali ghiaie sono stati rinvenuti i denti di Ursus spelaeus, la cuspide di un canino appartenente ad un carnivoro e alcuni frammenti ossei ancora in fase di studio per i quali si rinvia alla scheda paleontologica.

Superato il laminatoio si prosegue ancora carponi e sul fondo del cunicolo si ha sempre un livelletto di argilla sotto il quale giace il crostone stalagmitico compatto corrispondente al secondo livello concrezionato iniziale.

Fino a circa metà del suo sviluppo (punto 64 ril.) la volta del condotto si presenta levigata e con profilo arrotondato per effetto di acque in pressione (erosione antigravitativa). Seguono tratti angusti in cui è possibile talora procedere in piedi, alternati da allargamenti, una specie di varici impostate su incroci di fratture, una delle quali col pavimento cosparso da massi in frana (tratto 66-67 ril.).

L'intero cunicolo ha un andamento sub-orizzontale con un dislivello positivo di soli 2 metri circa e si sviluppa lungo due famiglie di fratturazioni fra loro perpendicolari: una (210° - 230°) corrisponde a quella prevalente del ramo principale, influendo però in questo caso sull'andamento direzionale dell'affluente ed è la probabile conseguenza diretta dell'esistenza di due grandi faglie che attraversano i gessi di Castelnuovo con direzione di circa 210°; l'altra ha un valore medio di 280° e coincide con la direzione principale della stratificazione. In particolare la famiglia 210° - 230° si nota nella stretta fessura ascendente che si diparte in corrispondenza del punto 58 e nel tratto 64-67 ril.; quella con valore 280° nel tratto 61-64 e nella disagevole strettoia terminale caratterizzata dalla presenza del secondo sifone (punto 72 ril.).

L'acqua però scaturisce poco prima di quest'ultimo (punto 71 ril.) e nel tratto a monte sembra circolare solo in casi di forti precipitazioni. Sull'ipotesi relativa al suo bacino di alimentazione si rimanda alla scheda idrologica.

Luciano Bentini

Aldo Bernardini

Lorenzo Brandolini
Otra,nota (*) A titolo di curiosità si riporta un aneddoto che risale alla seconda metà degli anni cinquanta, quando il G.S.F. iniziò ad operare in zona: il parroco di Castelnuovo, già anziano a quell'epoca, pur con molte reticenze si abbandonò alla confidenza di essere ossessionato dai fantasmi che lo perseguitavano ogni notte svegliandolo nel bel mezzo del sonno. E ciò avveniva per mezzo del telefono. Da notare che la canonica non ne era dotata ed era priva pure di corrente elettrica. Questa mania gli era nata forse per effetto della solitudine e delle sinistra tradizione secondo cui presso la Chiesa, sulla sommità del dirupo, era aperta in passato una voragine in cui erano state gettate le salme di molti defunti durante una terribile pestilenza: il leggendario Buco dei Morti (Mornig, 1935; Bentini - Costa - Evilio, 1985).

In effetti la rupe di Castelnuovo, affascinante sotto tanti aspetti per le innumerevoli peculiarità naturalistiche che la caratterizzano, di notte, specie in una persona psichicamente instabile, può evocare scenari terrificanti: si pensi alla fantasia sinfonica "Una notte sul Monte Calvo" di Mussorgsky, ispirata alla leggenda relativa al luogo ove streghe e anime dannate si recavano nottetempo a celebrare il Sabba alla presenza di Satana in persona finché, nel pieno infuriare della tregenda, il suono di una campana, allo spuntare dell'alba, disperdeva gli spiriti demoniaci.

Si può allora pensare che il mormorio delle acque sotterranee, amplificato come in una cassa di risonanza dal vuoto costituito da una vasta caverna, nel silenzio della notte fosse percepito dal povero vecchio parroco che ne travisava la vera natura.


Esplorazioni

Giovanni Bertini Mornig 1935.

Gruppo Speleologico Faentino: 1965, previa disostruzione.

Gruppo Speleologico Faentino: 17/3/1974, immissione di traccianti nell'Inghiottitoio di Ca' Piantè.

Gruppo Speleologico Faentino: 21/2/1985, colorazione delle acque dell'Abisso Fantini.

Gruppo Speleologico Faentino: 1995, disostruzione del ramo dell'affluente.



Rilievi

Gruppo Speleologico Faentino: 1957; 1996.
Cart1
Cart2




Coordinate convertite per gps
Lat:44.23658333N Lon:11.73172778E Datum:WGS84
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