Type de cavité:
grottaPays:
ItalyProvince:
Genova Village:
Genova Sestri PonenteEmplacement:
San Pietro ai Prati PanigaroDomaine de spéléologie:
Alta val ChiaravagnaNuméro de registre:
1637 LiLongueur totale:
35mt.Gradient:
-36,80Groupes:
Speleo Club Gianni RibaldoneLongitude:
8°50'50",2 EstLatitude:
44°27'32",3 NordElevation:
345 m slmCartographie:
CTR 213110
Géologie:
Questa grotta si apre al contatto tra i calcari dolomitici del periodo triassico, simili a quelli Della Grotta di Iso, molto fratturati.
La grotta si apre nell' area carsica GE34 - Alta val Chiaravagna.
Voie d'accés:
Da Sestri Ponente percorrere viale Canepa e quindi scendere per via Arrivabene. Percorrere tutta via Arrivabene sino a via Chiaravagna, proseguire quindi risalendo il torrente (il Chiaravagna, appunto) per circa 2 km. Svoltare per S.Pietro ai Prati. Giunti alla chiesetta di S. Giovanni, proseguire scendendo in direzione Case Dagnino per circa 1 km.
Non appena si supera il letto di un piccolo ruscello, parcheggiare in uno spiazzo sulla destra.Proseguire lungo la strada fino ad arrivare ad un sentierino che risale sulla destra.
Imboccato il sentiero che passa sopra una abitazione proseguire per cica 200 m fino ad arrivare al versante opposto della collina.L' ingresso della grotta si trova a 5 m sotto il sentiero.
Poiche la grotta si trova in proprietà privata occorre chiedere il permesso al contadino.
description:
Si scende in libera il primo pozzetto fino a raggiungere una scomoda strettoia a -5.
Si prosegue per un pozzo di una quindicina di metri per arrivare ad uno scivolo che conduce ad una saletta concrezionata. Da qui parte una strettoia che dopo quache metro diventa impraticabile.
sheet:
ZONA
ATTREZZATURA
ATTACCO
imboccatura strettoia a -5
Corda da 30 m
chiodi + attacco naturale
LA SCOPERTA E L'ESPLORAZIONE del POZZO "RENATO VIGANEGO
Nell'alta Val Chiaravagna era nota da tempo a noi speleologi l'esistenza dì una piccola cavità chiamata, con termine dialettale, 'Pozzo della rumenta' (cioè 'Pozzo dell'immondizia'). Si trattava di una piccola grotta ad. andamento verticale il cui fondo, a circa due metri e mezzo di profondità, era completamente ostruito da detriti di vario genere come bottiglie, lamiere ed altri rottami che ne giustificavano il nome.
Le nostre supposizioni, basate sul carsismo tipico della zona e sui discorsi dei vecchi contadini, facevano sperare che quella massa di detriti fosse stata bloccata da un restringimento della cavità, oltre il quale avremmo potuto trovare una prosecuzione.
Spronati da Roberto, capace di vincere il nostro iniziale scetticismo, nei dicembre 1970 cominciammo a scavare sul fondo del la grotta larga quasi un metro e mezzo.
Il lavoro era improbo. Mediante una carrucola si traevano con un secchio i detriti dal pozzo, scaricandoli in una grossa buca scavata nelle vicinanze.
Lo scavo continuò per varie settimane mentre la profondità del pozzo andava via via aumentando, grazie alla massiccia partecipazione del gruppo ai lavori. Tra i rottami cominciarono ad apparire pietre e terriccio e sulle pareti ripulite si potevano osservare alcune belle concrezioni.
Finalmente, verso la fine di una dura giornata di scavi, accadde il fatto tanto atteso. Si erano ormai raggiunti i cinque metri di profondità quando, smuovendo i detriti, si sentirono cadere alcune pietre attraverso un pìccolo pertugio laterale*
Le nostre supposizioni erano dunque vere?!
Con gioia incontenibile allargammo subito il foro e sondammo con sassi la profondità della sottostante cavità. Per valutare meglio il dislivello ed osservare la conformazione della grotta decidemmo di calarvi con una corda una lampada ad acetilene accesa. Affacciati allo strapiombo seguivamo con trepidazione la discesa del la lampada osservando con stupore le pareti via via illuminate. Potemmo così stabilire che la profondità del nuovo pozzo era di almeno venti metri.
La sua esplorazione era tuttavia ancora impossibile in quanto il foro non permetteva il nostro passaggio*
La voglia di scendere era grande, ma il desiderio di preservare la grotta da vandaliche distruzioni ci spinse a sistemare innanzittutto un cancello alla sua imboccatura.
Occorsero poi altri giorni di scavo per forzare il passaggio e, finalmente, potemmo calarci nell'ignoto.
II pozzo scendeva irregolare, allargandosi subito per formare un'ampia cengia ornata da colate di calcite, per restringersi successivamente.A sette od otto metri dal fondo le pareti si allontanavano decisamente formando un vasto salone. Il pavimento ricoperto da massi franati, era leggermente in discesa ed invitava a proseguire l' lesplorazione.
La grotta fortunatamente continuava !
Procedendo innanzi, il suolo si inclinava sempre più e si sprofondava in un altro pozzetto subverticale.
Tolti alcuni massi noi, primi esploratori, potemmo così giungere in una nuova sala di notevole bellezza: sulla parete di sinistra un magnifico "organo" era composto da innumerevoli strati sovrapposti di stalattiti e festoni che si perdevano verso l'alto. La magnificenza dei colori, che variavano dal rosa al violetto e dall'arancio al giallo e la bellezza delle forme fermarono per un attimo la nostra esplorazione.
La curiosità dell'ignoto era però troppo forte. Superato carponi un breve cunicolo adorno di candide stalattìti giungemmo in una nuova saletta. Al centro di essa un grosso masso caduto dalla volta mostrava molte concrezioni oblique'rìspetto al terreno. Continuammo a procedere ma la via diventava sempre più difficile." Le pareti della sala si stringeveno progressivamente formando una stretta diaclasi ad andamento sinuoso .
Avanzammo ancora per una dozzina di metri poi dovemmo fermarci, incastrati nella roccia. Solo la luce delle nostre pile potè spingersi più avanti indicandoci che la cavità proseguiva ancora,saremmo tornati altre volte a scavare. Ora volevamo risalire per descrivere la grotta agli amici apeleologì che, rimasti all'esterno, avevano sacrificato la propria curiosità per dare appoggio alla squadra di punta.
Una "bellissima impresa era stata compiuta.
Avevamo raggiunto i 30 metri di profondità e scoperto sale sotterranee meravigliose; il nostro lavoro di scavo, protrattosi per molte settimane, era stato ampiamente ricompensato.
Avremmo dedicato la grotta alla memoria di Renato Viganego, un nostro amico speleologo scomparso tragicamente in una immersione subacquea.
Per molti avevamo scoperto soltanto una modesta grottina ma per noi essa rappresentava una conquista di cui siamo tuttora orgogliosi.
Giancarlo Bruzzone
Tratto da "Speleorama del 1975"
Strettoia iniziale
Ingresso
Accesso dal sentiero (arrivando dal Buranco de Strie)
Coordinate convertite per gps Lat:44.45888889N Lon:8.84722222E Datum:WGS84